Società Benefit

SPM, oltre il prodotto: la nuova competitività dell’industria della montagna

SPM, oltre il prodotto: la nuova competitività dell’industria della montagna 2560 1120 SPM

ESG, Società Benefit, B Corp, carbon neutrality e governance stanno cambiando il modo di valutare le imprese della filiera della montagna. La Relazione d’Impatto 2025 di SPM offre un caso concreto per capire come l’industria stia evolvendo.


tratto da SciareMag

“Ci occupiamo di costruire prodotti. Perché oggi dobbiamo misurare anche il nostro impatto?”

È una domanda che molti imprenditori della montagna continuano a porsi. Per decenni la risposta sarebbe stata semplice. Un’azienda veniva giudicata per ciò che produceva, per la qualità dei suoi prodotti, per la capacità di innovare e per i risultati economici. Oggi quei parametri continuano a essere fondamentali, ma non sono più sufficienti.

La competitività industriale incorpora elementi che fino a pochi anni fa appartenevano ad altri ambiti: consumi energetici, emissioni, formazione del personale, sicurezza informatica, equilibrio di genere, relazioni con il territorio, governance, trasparenza dei processi decisionali, capacità di attrarre competenze e gestione della catena di fornitura.

Le direttive europee sulla rendicontazione della sostenibilità, la crescente diffusione dei criteri ESG, le richieste dei grandi gruppi industriali e l’evoluzione del sistema finanziario stanno modificando il modo in cui le imprese vengono valutate, finanziate e selezionate.
Per molte aziende della filiera della montagna questo cambiamento è già iniziato.

Chi produce impianti a fune, sistemi di innevamento, battipista, dispositivi di sicurezza, componentistica, elettronica o servizi tecnici riceve sempre più frequentemente richieste che riguardano aspetti estranei al prodotto: origine dell’energia utilizzata, politiche ambientali, formazione dei dipendenti, certificazioni, gestione dei dati, programmi di inclusione, strategie climatiche. Il prodotto resta centrale. Il modo in cui viene realizzato diventa parte integrante del suo valore.

DAL PRODOTTO AL SISTEMA

In questo scenario la seconda Relazione d’Impatto pubblicata da SPM S.p.A. Società Benefit rappresenta un caso di studio interessante. L’azienda di Brissago Valtravaglia è conosciuta soprattutto per il proprio contributo allo sviluppo delle competizioni di sci alpino. Nel 1978, insieme a Oreste Peccedi, sviluppò il palo snodato destinato a trasformare la tecnica dello slalom e a diventare uno standard internazionale.

L’innovazione, però, oggi non riguarda soltanto il prodotto, ma anche l‘organizzazione. La Relazione d’Impatto descrive infatti un sistema nel quale la sostenibilità viene trattata come un processo industriale, con obiettivi, indicatori, responsabilità e strumenti di verifica.

CHE COSA SIGNIFICA DIVENTARE SOCIETÀ BENEFIT

Molte imprese parlano di sostenibilità. Molte meno modificano il proprio statuto. La trasformazione in Società Benefit, avvenuta nel 2024, introduce un cambiamento giuridico prima ancora che organizzativo.

Accanto allo scopo di produrre utili, l’impresa assume formalmente l’impegno di perseguire finalità di beneficio comune e di renderne conto ogni anno attraverso una Relazione d’Impatto redatta secondo standard riconosciuti. La sostenibilità entra così nella governance aziendale. Diventa materia di pianificazione, richiede indicatori e produce risultati verificabili.
Le sei Finalità di Beneficio Comune individuate da SPM coprono un campo molto più ampio del semplice ambiente: qualità del lavoro, formazione, sviluppo del territorio, rapporti con il sistema scolastico, sostenibilità dei processi produttivi e collaborazione con clienti e fornitori.

IL SIGNIFICATO TECNICO DEL B IMPACT ASSESSMENT

Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda il B Impact Assessment. Spesso il punteggio viene riportato come un semplice dato. In realtà rappresenta la sintesi di centinaia di indicatori che analizzano governance, lavoratori, comunità, ambiente e clienti. Nel caso di SPM il valore raggiunge 84,2 punti, superando la soglia di 80 necessaria per accedere alla certificazione B Corp. L’aspetto più interessante è il metodo. La sostenibilità smette di essere un concetto qualitativo e diventa un insieme di parametri confrontabili nel tempo.

GLI INDICATORI RACCONTANO L’AZIENDA

Osservando la Relazione emerge un elemento significativo. Ogni obiettivo viene associato a un indicatore. La formazione cresce da 34,5 a 48 ore medie per collaboratore. L’organico supera le 340 persone. Le donne rappresentano il 58% della forza lavoro. L’azienda mantiene la certificazione sulla parità di genere. L’energia acquistata proviene interamente da fonti rinnovabili. Il sistema di raffreddamento adiabatico riduce dell’80% i consumi energetici del reparto interessato. L’impianto fotovoltaico evita oltre mille tonnellate di anidride carbonica nell’arco di dieci anni.
Ricerca e sviluppo superano i 500 mila euro nel solo 2025. Presi singolarmente sono numeri, osservati insieme descrivono il funzionamento di un’organizzazione.

LA FILIERA DELLA MONTAGNA È GIÀ COINVOLTA

Il comparto montagna affronta una trasformazione analoga. Le aziende continueranno a competere attraverso innovazione, qualità costruttiva, affidabilità e assistenza tecnica. Accanto a questi elementi entreranno sempre più spesso parametri come efficienza energetica, durabilità, economia circolare, cybersecurity, benessere organizzativo e capacità di misurare il proprio impatto.vMolti bandi pubblici iniziano già oggi a premiare questi aspetti. Le grandi aziende internazionali li inseriscono nei processi di qualificazione dei fornitori. Gli istituti finanziari li utilizzano nelle valutazioni del rischio. La sostenibilità sta diventando un parametro industriale.

OLTRE IL MARKETING

Per anni il rischio principale è stato il greenwashing, cioè raccontare più di quanto si realizzasse realmente. L’evoluzione degli standard internazionali va nella direzione opposta.vIndicatori, Audit, verifiche, obiettivi e confronti annuali. La credibilità nasce dalla possibilità di misurare i risultati. Sotto questo profilo la Relazione d’Impatto di SPM assume un valore che supera i confini dell’azienda.
Mostra come una realtà manifatturiera storica possa integrare sostenibilità, innovazione e governance all’interno dello stesso modello industriale. Per la filiera della montagna il messaggio è chiaro. La prossima sfida riguarderà il modo in cui sceglie di costruirlo.

Le cinque sigle da conoscere

ESG – Criteri che valutano le performance ambientali (Environmental), sociali (Social) e di governance (Governance) di un’impresa.

Società Benefit – Forma giuridica introdotta in Italia nel 2016. Integra gli obiettivi di profitto con finalità di beneficio comune e impone la pubblicazione annuale di una Relazione d’Impatto.

B Corp – Certificazione internazionale rilasciata da B Lab alle imprese che superano la valutazione del B Impact Assessment.

B Impact Assessment – Sistema di valutazione sviluppato da B Lab che misura l’impatto complessivo di un’impresa su governance, lavoratori, comunità, ambiente e clienti.

Carbon Neutrality – Obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di gas serra attraverso riduzione delle emissioni residue e, se necessario, compensazione.

L’Economia del Corriere della Sera celebra l’innovazione, la robotica e i traguardi di SPM

L’Economia del Corriere della Sera celebra l’innovazione, la robotica e i traguardi di SPM 2000 1500 SPM

Siamo orgogliosi di condividere il recente approfondimento che L’Economia del Corriere della Sera ha dedicato alla nostra azienda. L’articolo, a firma del Professor Severino Salvemini, ripercorre le tappe fondamentali della nostra storia: una realtà giunta alla terza generazione che, dalle sponde del Lago Maggiore, guarda oggi al futuro puntando su altissima tecnologia e sostenibilità.

Il quotidiano evidenzia la nostra continua spinta verso l’innovazione, incarnata dal laboratorio di automazione e robotica interno. Con un team di 18 figure specializzate, questo polo tecnologico non solo supporta la nostra divisione Automotive — che oggi rappresenta il 65% del nostro giro d’affari servendo brand iconici italiani e stranieri — ma si candida a diventare un vero e proprio centro di consulenza tech per il nostro territorio.

L’articolo rende omaggio anche alle nostre radici e alle nostre intuizioni storiche. Ricorda infatti la genesi del celebre palo da slalom snodato, inventato dal fondatore Giampiero Berutti e testato dal grande Ingemar Stenmark: una rivoluzione che ha reso SPM leader mondiale nella sicurezza per gli sport invernali, dalle Olimpiadi alla Coppa del Mondo. Un’eccellenza che si riflette anche nella nostra divisione Fashion, dedicata alla produzione di sigilli e cartellini di alta gamma per la moda.

Sotto la guida di Giovanni, Beatrice e Stefano Berutti, e grazie al talento dei nostri 350 collaboratori, l’articolo riconosce la solidità del nostro modello di business. Ma c’è un traguardo di cui andiamo particolarmente fieri e che il Corriere ha voluto sottolineare: la nostra evoluzione in Società Benefit. Un passo che conferma il nostro impegno verso l’ambiente e la forte responsabilità sociale nei confronti del territorio varesotto in cui siamo nati e in cui continuiamo a investire.

Continuiamo a crescere, unendo la forza della tradizione alle sfide della robotica.

Un traguardo che unisce innovazione e tradizione, con un forte legame al territorio

Un traguardo che unisce innovazione e tradizione, con un forte legame al territorio 700 430 SPM

Nel 2024, l’azienda SPM di Brissago Valtravaglia ha celebrato un traguardo prestigioso: settant’anni di attività al fianco di clienti e partner internazionali, distinguendosi nel settore della produzione meccanica. Fondata nel 1954 da Giampiero e Mirella Berutti, SPM è nata come una piccola impresa familiare e, anno dopo anno, è cresciuta fino a diventare un’azienda strutturata e all’avanguardia, che oggi conta 350 dipendenti e porta l’eccellenza del made in Italy anche all’estero.

Alla guida dell’azienda troviamo Giovanni Berutti, figlio dei fondatori, e i suoi figli Stefano, Head of Business Development del settore Automotive, e Beatrice, Head of Business Development per i settori Sport e Fashion, che rappresentano la terza generazione della famiglia.

Il segreto di questa longevità risiede non solo nelle competenze tecniche ma anche nei valori umani e nella capacità di adattarsi ai cambiamenti del mercato, senza mai perdere il contatto con il territorio d’origine.

Questa transizione generazionale ha portato nuove idee e strategie innovative, ma sempre in continuità con i principi che hanno reso SPM una realtà solida e rispettata. Stefano e Beatrice hanno entrambi esperienze internazionali che li hanno arricchiti, e rientrati in azienda hanno portato un approccio moderno, puntando su digitalizzazione, sostenibilità, legame al territorio e una visione sempre più globale. Ecco l’intervista a Giovanni, Stefano e Beatrice Berutti.

Giovanni, partirei dagli albori: cosa ti ha raccontato tuo padre Giampiero dei primi anni della SPM e cosa ricordi di quell’epoca?

Giovanni Berutti: «La nascita di SPM è una storia di passione e sacrificio. Mio padre iniziò con pochi macchinari, molta inventiva e tantissima dedizione. Insieme a mia madre Mirella, che lo affiancava nella gestione e nell’amministrazione, riuscì a creare una realtà solida in un piccolo paese di provincia come Germignaga. Ricordo che fin da bambino mio padre mi coinvolgeva in ogni dettaglio della produzione: mi spiegava le tecniche, i processi, e ho potuto imparare da lui il valore del lavoro. Gli inizi erano pionieristici, si faceva tutto in maniera artigianale, ma con grande cura».

Quando hai preso in mano l’azienda, quali sono stati i primi cambiamenti che hai introdotto?

Giovanni Berutti: «Quando è toccato a me guidare SPM, il settore della lavorazione meccanica era già in trasformazione. Ho puntato sull’innovazione tecnologica per poter competere e diversificare le nostre linee produttive. Ho introdotto i primi sistemi CAD per il design tridimensionale negli anni ‘80 e successivamente ci siamo concentrati su soluzioni di automazione che ci permettessero di rispondere più velocemente alle esigenze dei clienti. Questo ci ha aiutato a crescere e a strutturare l’azienda, trasformandola da una piccola impresa familiare a una realtà solida e ben strutturata».

Stefano, il tuo ingresso in azienda è avvenuto dopo un periodo di lavoro nella consulenza. Com’è stato il passaggio a SPM?

Stefano Berutti: «La consulenza e l’industria manifatturiera sono due mondi completamente diversi, e adattarmi non è stato semplice. In consulenza ero abituato a progetti veloci e dinamici, mentre in azienda i tempi sono più lunghi, tutto è pianificato e richiede una visione a lungo termine. Con il lockdown, abbiamo dovuto digitalizzare molti processi: introduzione di tablet in produzione, uso di piattaforme come Google Suite e riunioni virtuali hanno migliorato l’efficienza. Questo processo ci ha permesso di accelerare un cambiamento che altrimenti sarebbe stato più lento».

Beatrice, anche tu hai lavorato all’estero prima di rientrare. Come vedi oggi SPM con la tua esperienza internazionale?

Beatrice Berutti: «Rientrare dopo anni trascorsi all’estero è un’esperienza che mi ha insegnato tantissimo. Ho potuto osservare SPM con occhi nuovi, notando quanto si fosse evoluta. Vedere come l’azienda si è adattata ai mercati internazionali, come quello tedesco, mi ha reso orgogliosa. Grazie all’esperienza acquisita, so quanto sia importante portare nuove idee e stimoli dall’estero. È stata una scelta consapevole e appagante tornare e poter contribuire alla crescita dell’azienda».

Giovanni, quali sono i valori che pensi abbiano permesso a SPM di sopravvivere e crescere per 70 anni?

Giovanni Berutti: «Credo che il nostro successo si basi sulla coerenza e sulla capacità di adattamento. La nostra azienda si è sempre evoluta, senza mai tradire i principi di qualità e serietà che hanno definito il lavoro di mio padre. Abbiamo sempre voluto restare radicati nel territorio, coinvolgendo generazioni di famiglie, e questo legame è diventato un valore aggiunto. Al contempo, è stata fondamentale la capacità di accogliere i cambiamenti e di fare scelte innovative anche quando sembravano rischiose».

Quali sono state le sfide principali del passaggio dall’azienda familiare a una realtà più strutturata?

Giovanni Berutti: «Direi che il cambiamento maggiore è stato gestire l’organizzazione interna. Non si può pensare che una persona possa controllare ogni aspetto, soprattutto con 350 dipendenti. Serve una struttura che possa garantire qualità, innovazione e continuità, grazie a un team di collaboratori preparati e capaci di lavorare in sinergia. Questo ha comportato la creazione di team specializzati e una riorganizzazione interna importante».

Stefano, in quali settori state lavorando per sviluppare prodotti e soluzioni sostenibili nell’automotive?

Stefano Berutti: «In vari ambiti, ma l’obiettivo principale è ridurre l’impatto ambientale in tutti i settori. Per l’automotive, stiamo studiando materiali ecocompatibili che possano sostituire quelli tradizionali».

Beatrice, e per il settore sportivo e fashion?

Beatrice Berutti: «Nel settore sportivo, dove operiamo in particolare nelle aree alpine, ci confrontiamo con i cambiamenti climatici: il calo delle nevicate ci porta a ripensare soluzioni innovative per attrezzature più efficienti ed ecologiche. Infine, anche nel fashion puntiamo a linee di prodotti sostenibili, con meno plastica e materiali riciclati».

Stefano, com’è cambiato il rapporto con i mercati, soprattutto per l’Automotive, rispetto al passato?

Stefano Berutti: «Negli anni ’50 e ’60 il mercato era principalmente italiano. Poi, circa dieci anni fa, abbiamo deciso di rivolgerci al mercato tedesco, che per noi è stata una svolta: i volumi di vendita si sono moltiplicati e, oltre a espandere le competenze tecniche, abbiamo dovuto conquistare la fiducia di clienti molto esigenti. E non è stato facile: convincere le aziende tedesche che qui in Italia potevamo garantire qualità e affidabilità ha richiesto tempo, ma oggi possiamo dire di esserci riusciti. Abbiamo scalato la nostra “Champions League” e il mercato tedesco è diventato trainante».

Giovanni, siete da sempre molto legati al territorio. Quali iniziative avete promosso a sostegno della comunità?

Giovanni Berutti: «Il nostro legame con il territorio è un punto fermo. Abbiamo investito in progetti di formazione per rispondere alla carenza di figure specializzate nella zona, con corsi di automazione e robotica. Inoltre, abbiamo aperto un micronido aziendale fruibile anche dai bambini del territorio, offrendo un servizio che facilita la vita ai nostri dipendenti e alle famiglie locali. Credo che queste iniziative siano una responsabilità per un’azienda radicata come la nostra».

Giovanni, parlando di tecnologia, quali innovazioni sono state fondamentali per mantenere l’azienda competitiva?

Giovanni Berutti: “La tecnologia è sempre stata un pilastro per noi. A partire dagli anni ’80, abbiamo introdotto il CAD per il design tridimensionale, una novità per l’epoca. Negli ultimi dieci anni, la robotica e l’automazione sono diventate centrali: abbiamo un team di 14 persone dedicato a questo settore, con l’obiettivo di rispondere rapidamente alle richieste del mercato. Credo che la continua innovazione ci permetta di rimanere competitivi e di affrontare le sfide del futuro.”

Stefano, come descriveresti la visione di SPM per i prossimi dieci anni?

Stefano Berutti: «Vedo SPM come un’azienda sempre più internazionale e digitalizzata. Stiamo lavorando per diventare un punto di riferimento nel nostro settore, con un’attenzione alla sostenibilità che ci differenzia. Nei prossimi anni, oltre a consolidare i mercati esteri, vogliamo espandere la nostra linea di prodotti green e mantenere un legame saldo con il territorio. Il nostro obiettivo è crescere ma senza perdere i valori che ci hanno portato fino a qui».

Stefano e Beatrice, dopo 70 anni, come pensa te che l’azienda debba continuare a mantenere alta la qualità?

«La qualità non è mai data per scontata, si costruisce ogni giorno. Per noi significa seguire con attenzione ogni processo produttivo, formare il personale e monitorare i dettagli. Anche se abbiamo ampliato le nostre linee e i mercati, restiamo concentrati su ogni singolo prodotto. Avere una struttura solida e un team preparato è fondamentale, ma il contatto diretto con il lavoro e con le persone fa la differenza. Questa è la strada per continuare a garantire eccellenza».

Fonte: Luino Notizie

“La sostenibilità è un processo inevitabile”

“La sostenibilità è un processo inevitabile” 2560 1707 SPM

Intervista a Beatrice Berutti, Head of Business Development per i settori Sport e Fashion di SPM, che ci racconta qualche dettaglio sul processo che ha portato l’azienda di famiglia a diventare Società Benefit, con il supporto di Askesis.

Beatrice, ci racconti di SPM spa e di come l’azienda ha iniziato a considerare la sostenibilità una leva importante di posizionamento?

SPM è un’azienda del Varesotto che ha compiuto quest’anno 70 anni di attività. E’ stata fondata da mio nonno e gestita successivamente da mio papà; da qualche anno siamo entrati in azienda io e mio fratello.

Abbiamo tre divisioni: la più grande è la divisione Automotive, specializzata in emblemi per le case automobilistiche; poi c’è la divisione Sport che nel 1978 ha lanciato sul mercato i primi pali da slalom snodati: produciamo attrezzatura per l’allestimento e la sicurezza delle piste, non ci rivolgiamo solo al mondo dello sci alpino ma anche agli altri sport invernali oltre a quelli estivi come Moto GP, Superbike e ciclismo; infine c’è la divisione Marcaggio, composta di tre divisioni minori: sigilli di sicurezza, accessori per il tessile, e targhette portanomi.

La nostra azienda è situata vicino al confine con la Svizzera e oggi conta circa 350 dipendenti. Fin dalla sua fondazione, e quindi dai tempi di nonno Giampiero, il legame con il territorio, e di conseguenza con le persone che lo abitano, è sempre stato un principio cardine, testimoniato anche dal supporto di svariate attività proprio a sostegno di persone e ambiente.

Quindi il passaggio a Società Benefit è stato il coronamento, o la formalizzazione, di azioni che già compivamo e che ora vogliamo strutturare in modo più approfondito.

La naturale continuazione di un percorso iniziato tempo fa che ha sempre avuto come punto fisso la sostenibilità: da più di dieci anni infatti abbiamo installato un impianto fotovoltaico che lo scorso anno è stato ampliato, consentendoci di raggiungere una produzione di circa 500 kw nelle giornate di sole; abbiamo fatto un investimento per l’utilizzo di energia rinnovabile che nel 2023 è stata il 100% del nostro fabbisogno; riutilizziamo sempre di più i materiali (di produzione e di trasporto); ritiriamo e ricicliamo i pali e altri prodotti relativi al settore Sport; riusiamo i vassoi utilizzati nel settore automobilistico per il trasporto degli emblemi.

La sostenibilità non è solo un concetto legato all’ambiente ma anche, e soprattutto, alle persone che lavorano in azienda e vivono nel territorio. Siamo stati tra i primi a introdurre per i dipendenti un premio legato al risultato dell’azienda. Abbiamo aperto un asilo aziendale, che può essere sfruttato anche da chi abita nella zona; ogni anno istituiamo borse di studio rivolte ai figli dei nostri dipendenti che vengono raddoppiate se questi si iscrivono all’università. Abbiamo collaborato alla realizzazione di un corso IFTS di formazione in automazione e robotica e alcuni degli studenti oggi lavorano in azienda. Supportiamo inoltre Il giardino delle fate, un’associazione che aiuta i bambini autistici e l’associazione Freerider, che supporta i disabili con la passione per lo sci.

SPM è un modello di impresa familiare italiana, che ha a cuore in modo profondo la sostenibilità, con uno sguardo nel lungo termine. Cosa vuol dire essere testimonial di questo modo di fare impresa?

Io ho lavorato a lungo nel mondo delle multinazionali, dove il tema della sostenibilità è una buzzword imprescindibile. Non tutte le aziende, però, ci credono fino in fondo. Noi ci crediamo davvero, anche per coerenza. Cerchiamo di fare quello che possiamo, cercando di farlo bene. Stiamo iniziando a comunicare il nostro approccio e la nostra dimensione Benefit in vari modi, uscendo sulla stampa di zona e di settore.

Ma la nostra comunicazione è fare le attività, più che parlarne, portando benefici al territorio. Abbiamo notato che ancora in pochi conoscono il fenomeno delle Società Benefit, e occorre quindi spiegarlo bene, sia ai clienti e ai fornitori che ai dipendenti. Per questi ultimi abbiamo in programma una serie di attività, sia webinar che in presenza, per approfondire i diversi temi e contenuti che riguardano il passaggio Benefit.

Come è stato il processo, in collaborazione con Askesis, che vi ha condotto a diventare una Società Benefit?

Abbiamo iniziato con un primo assessment con un team di lavoro ristretto, che ci ha dato un’indicazione sullo stato dell’arte in azienda. Successivamente, ci siamo dedicati all’analisi di Scope 1 e Scope 2 [le emissioni aziendali dirette e indirette N.d.R.] e abbiamo diffuso un questionario rivolto ai collaboratori di SPM per comprendere la loro percezione sulle tematiche relative alla sostenibilità.

Abbiamo lavorato, sempre insieme ad Askesis, sugli SDGs (Sustainable Development Goals), gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, sulla cui base abbiamo capito dove SPM poteva posizionarsi. Per spiegare all’interno dell’azienda e avvicinare i collaboratori al tema della Società Benefit abbiamo creato un gruppo di lavoro, composto da un team di dirigenti, ma anche dalle rappresentanze sindacali, da due collaboratori storici di SPM, che vivono i valori dell’azienda tutti i giorni, e una giovane capoturno, che rappresenta il futuro, insieme a me e mio fratello.

Un secondo gruppo, leggermente più ristretto e senza mio papà che è il Presidente di SPM, ha lavorato per definire valori e vision. Alla fine di questo processo, ci siamo resi conto che i valori emersi sono pienamente in continuità con quelli definiti e portati avanti da mio padre in passato. Alla Carta dei Valori abbiamo associato infine le Finalità di beneficio comune, prima del passaggio notarile e ufficiale, con il cambio di Statuto.

Possiamo dire che questo progetto ha riguardato anche, indirettamente, il tema del passaggio generazionale?

Sì, credo che abbia aiutato a mettere nero su bianco qual è la direzione di SPM nel futuro. Il motivo per cui abbiamo coinvolto quel gruppo di lavoro è che un passaggio di questo tipo non può essere “calato dall’alto”. Una Società Benefit funziona se le persone che lavorano all’interno dell’azienda ci credono veramente, altrimenti si tratta solo di parole su un foglio di carta.

L’analisi sui valori è stata fatta in modo introspettivo per questo motivo, per trovare valori comuni a tutti. Poi ci siamo dedicati naturalmente anche agli stakeholder esterni. Abbiamo steso un questionario rivolto a clienti e fornitori, alcuni dei quali lavorano con noi da molti anni e con i quali, in futuro, faremo un lavoro ancora più approfondito.

Che cosa può servire al mondo imprenditoriale italiano per dare maggiore forza alla responsabilità e alla sostenibilità d’impresa? Formazione? Preparazione culturale? Incentivi?

Secondo me serve una visione a lungo termine. Vuol dire darsi degli obiettivi, capire che ogni cosa che si fa deve essere fatta in modo sostenibile, quindi pensata sotto il profilo ambientale, sociale, di motivazione e formazione.

Dalla visione a lungo termine deriva tutto il resto. SPM ha appena compiuto 70 anni di attività e ci chiediamo dove vogliamo essere tra 70 anni, e come possiamo arrivarci.

Alcune parole che secondo te definiscono la sostenibilità oggi:

Responsabilità
Territorio
Inevitabile

 

 

Fonte: Askesis

SPM diventa Società Benefit

SPM diventa Società Benefit 2560 1440 SPM

Un nuovo capitolo nel nostro impegno verso l’ambiente e le generazioni future.

SPM s.p.a., è orgogliosa di annunciare di essere ufficialmente diventata una Società Benefit, un passo significativo che riflette il nostro impegno continuo verso un modello di business sostenibile e orientato al bene comune.

Essere una Società Benefit significa integrare, nel proprio Statuto e oggetto sociale, l’impegno a operare non solo per generare profitto, che rimane indispensabile per mantenere l’azienda solida, ma anche per avere un impatto positivo sulla società e sull’ambiente. Questo nuovo status giuridico riconosce formalmente la responsabilità di SPM nel creare valore per tutti gli stakeholder, inclusi i dipendenti, i clienti, i fornitori, la comunità e l’ambiente, oltre all’impegno a operare in modo responsabile, sostenibile e trasparente.

“Quello che in questi 70 anni ha guidato SPM è stata senza dubbio la visione a lungo termine, in cui il successo economico va di pari passo con la responsabilità sociale e ambientale” ha dichiarato Giovanni Berutti, Presidente di SPM SPA Società Benefit “Questo riconoscimento, che ha implicato il cambiamento del nostro Statuto, rappresenta un’evoluzione naturale del nostro impegno, testimonianza del fatto che tutti i valori su cui è fondata la nostra azienda si traducono in azioni concrete e misurabili, oltre che comunicate con trasparenza. Essere oggi una Società Benefit significa aver consolidato il forte legame con il territorio dove siamo nati e in cui lavoriamo da 70 anni”, conclude Giovanni Berutti.

Le Nostre Finalità di Beneficio Comune

Come Società Benefit, SPM si impegna a perseguire specifici obiettivi di beneficio comune:

  • Creare un ambiente di lavoro sereno e stimolante che garantisca il rispetto tra le persone, la trasparenza delle regole e l’integrità, attraverso la condivisione dei valori e dei comportamenti coerenti con l’identità aziendale.
  • Sviluppare le condizioni affinché tutti i collaboratori possano far crescere in modo continuativo le proprie competenze professionali e personali in un’ottica di miglioramento delle responsabilità individuali rispetto alle performance aziendali.
  • Contribuire allo sviluppo del territorio attraverso delle attività di solidarietà e sussidiarietà che privilegiano l’inclusione, i giovani e le famiglie.
  • Sviluppare e strutturare una collaborazione strategica con le scuole e le istituzioni per supportare lo sviluppo del territorio, anche attraverso l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e lo sviluppo di nuove professionalità.
  • Migliorare l’impatto ambientale dell’azienda attraverso attività che privilegiano la sostenibilità dei prodotti e dei processi e l’economia circolare.
  • Promuovere con clienti e fornitori delle collaborazioni orientate alla sostenibilità, all’innovazione e allo sviluppo di attività comuni, al fine di consolidare la relazione e la crescita reciproca.

Creare un beneficio comune significa dunque che il perseguimento dell’attività economica abbia effetti positivi, oppure riduca quelli negativi. Questo infine non deve necessariamente essere connesso all’attività principale realizzata dall’impresa, ma può tradursi anche in un interesse generale esterno come la protezione dell’ambiente o della salute umana, la crescita del benessere sociale o di una comunità, il sostenimento di associazioni presenti sul territorio, la conservazione e recupero di beni del patrimonio artistico e culturale, etc.

Impatto e trasparenza

“Il percorso che ci ha portati a diventare una Società Benefit ci ha resi estremamente consapevoli, soprattutto per quanto riguarda il nostro futuro: quello raggiunto non è un traguardo ma un punto di partenza.” Queste le parole di Stefano Berutti, Head of Business Development del settore Automotive, che continua: “Nel rispetto degli impegni presi, SPM pubblicherà annualmente un report di impatto che misurerà e comunicherà i progressi aziendali rispetto agli obiettivi di beneficio comune”.

Un Futuro Responsabile

“Guardiamo al futuro con grande entusiasmo, pronti ad affrontare le sfide globali con soluzioni innovative e responsabili. Essere Società Benefit è qualcosa che ci rende estremamente orgogliosi, la sostenibilità ambientale, sociale e l’attenzione verso il nostro territorio caratterizzano da sempre l’identità di SPM”, conclude Beatrice Berutti, Head of Business Development per i settori Sport e Fashion.