Sostenibilità

SPM, oltre il prodotto: la nuova competitività dell’industria della montagna

SPM, oltre il prodotto: la nuova competitività dell’industria della montagna 2560 1120 SPM

ESG, Società Benefit, B Corp, carbon neutrality e governance stanno cambiando il modo di valutare le imprese della filiera della montagna. La Relazione d’Impatto 2025 di SPM offre un caso concreto per capire come l’industria stia evolvendo.


tratto da SciareMag

“Ci occupiamo di costruire prodotti. Perché oggi dobbiamo misurare anche il nostro impatto?”

È una domanda che molti imprenditori della montagna continuano a porsi. Per decenni la risposta sarebbe stata semplice. Un’azienda veniva giudicata per ciò che produceva, per la qualità dei suoi prodotti, per la capacità di innovare e per i risultati economici. Oggi quei parametri continuano a essere fondamentali, ma non sono più sufficienti.

La competitività industriale incorpora elementi che fino a pochi anni fa appartenevano ad altri ambiti: consumi energetici, emissioni, formazione del personale, sicurezza informatica, equilibrio di genere, relazioni con il territorio, governance, trasparenza dei processi decisionali, capacità di attrarre competenze e gestione della catena di fornitura.

Le direttive europee sulla rendicontazione della sostenibilità, la crescente diffusione dei criteri ESG, le richieste dei grandi gruppi industriali e l’evoluzione del sistema finanziario stanno modificando il modo in cui le imprese vengono valutate, finanziate e selezionate.
Per molte aziende della filiera della montagna questo cambiamento è già iniziato.

Chi produce impianti a fune, sistemi di innevamento, battipista, dispositivi di sicurezza, componentistica, elettronica o servizi tecnici riceve sempre più frequentemente richieste che riguardano aspetti estranei al prodotto: origine dell’energia utilizzata, politiche ambientali, formazione dei dipendenti, certificazioni, gestione dei dati, programmi di inclusione, strategie climatiche. Il prodotto resta centrale. Il modo in cui viene realizzato diventa parte integrante del suo valore.

DAL PRODOTTO AL SISTEMA

In questo scenario la seconda Relazione d’Impatto pubblicata da SPM S.p.A. Società Benefit rappresenta un caso di studio interessante. L’azienda di Brissago Valtravaglia è conosciuta soprattutto per il proprio contributo allo sviluppo delle competizioni di sci alpino. Nel 1978, insieme a Oreste Peccedi, sviluppò il palo snodato destinato a trasformare la tecnica dello slalom e a diventare uno standard internazionale.

L’innovazione, però, oggi non riguarda soltanto il prodotto, ma anche l‘organizzazione. La Relazione d’Impatto descrive infatti un sistema nel quale la sostenibilità viene trattata come un processo industriale, con obiettivi, indicatori, responsabilità e strumenti di verifica.

CHE COSA SIGNIFICA DIVENTARE SOCIETÀ BENEFIT

Molte imprese parlano di sostenibilità. Molte meno modificano il proprio statuto. La trasformazione in Società Benefit, avvenuta nel 2024, introduce un cambiamento giuridico prima ancora che organizzativo.

Accanto allo scopo di produrre utili, l’impresa assume formalmente l’impegno di perseguire finalità di beneficio comune e di renderne conto ogni anno attraverso una Relazione d’Impatto redatta secondo standard riconosciuti. La sostenibilità entra così nella governance aziendale. Diventa materia di pianificazione, richiede indicatori e produce risultati verificabili.
Le sei Finalità di Beneficio Comune individuate da SPM coprono un campo molto più ampio del semplice ambiente: qualità del lavoro, formazione, sviluppo del territorio, rapporti con il sistema scolastico, sostenibilità dei processi produttivi e collaborazione con clienti e fornitori.

IL SIGNIFICATO TECNICO DEL B IMPACT ASSESSMENT

Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda il B Impact Assessment. Spesso il punteggio viene riportato come un semplice dato. In realtà rappresenta la sintesi di centinaia di indicatori che analizzano governance, lavoratori, comunità, ambiente e clienti. Nel caso di SPM il valore raggiunge 84,2 punti, superando la soglia di 80 necessaria per accedere alla certificazione B Corp. L’aspetto più interessante è il metodo. La sostenibilità smette di essere un concetto qualitativo e diventa un insieme di parametri confrontabili nel tempo.

GLI INDICATORI RACCONTANO L’AZIENDA

Osservando la Relazione emerge un elemento significativo. Ogni obiettivo viene associato a un indicatore. La formazione cresce da 34,5 a 48 ore medie per collaboratore. L’organico supera le 340 persone. Le donne rappresentano il 58% della forza lavoro. L’azienda mantiene la certificazione sulla parità di genere. L’energia acquistata proviene interamente da fonti rinnovabili. Il sistema di raffreddamento adiabatico riduce dell’80% i consumi energetici del reparto interessato. L’impianto fotovoltaico evita oltre mille tonnellate di anidride carbonica nell’arco di dieci anni.
Ricerca e sviluppo superano i 500 mila euro nel solo 2025. Presi singolarmente sono numeri, osservati insieme descrivono il funzionamento di un’organizzazione.

LA FILIERA DELLA MONTAGNA È GIÀ COINVOLTA

Il comparto montagna affronta una trasformazione analoga. Le aziende continueranno a competere attraverso innovazione, qualità costruttiva, affidabilità e assistenza tecnica. Accanto a questi elementi entreranno sempre più spesso parametri come efficienza energetica, durabilità, economia circolare, cybersecurity, benessere organizzativo e capacità di misurare il proprio impatto.vMolti bandi pubblici iniziano già oggi a premiare questi aspetti. Le grandi aziende internazionali li inseriscono nei processi di qualificazione dei fornitori. Gli istituti finanziari li utilizzano nelle valutazioni del rischio. La sostenibilità sta diventando un parametro industriale.

OLTRE IL MARKETING

Per anni il rischio principale è stato il greenwashing, cioè raccontare più di quanto si realizzasse realmente. L’evoluzione degli standard internazionali va nella direzione opposta.vIndicatori, Audit, verifiche, obiettivi e confronti annuali. La credibilità nasce dalla possibilità di misurare i risultati. Sotto questo profilo la Relazione d’Impatto di SPM assume un valore che supera i confini dell’azienda.
Mostra come una realtà manifatturiera storica possa integrare sostenibilità, innovazione e governance all’interno dello stesso modello industriale. Per la filiera della montagna il messaggio è chiaro. La prossima sfida riguarderà il modo in cui sceglie di costruirlo.

Le cinque sigle da conoscere

ESG – Criteri che valutano le performance ambientali (Environmental), sociali (Social) e di governance (Governance) di un’impresa.

Società Benefit – Forma giuridica introdotta in Italia nel 2016. Integra gli obiettivi di profitto con finalità di beneficio comune e impone la pubblicazione annuale di una Relazione d’Impatto.

B Corp – Certificazione internazionale rilasciata da B Lab alle imprese che superano la valutazione del B Impact Assessment.

B Impact Assessment – Sistema di valutazione sviluppato da B Lab che misura l’impatto complessivo di un’impresa su governance, lavoratori, comunità, ambiente e clienti.

Carbon Neutrality – Obiettivo di azzeramento delle emissioni nette di gas serra attraverso riduzione delle emissioni residue e, se necessario, compensazione.

“La sostenibilità è un processo inevitabile”

“La sostenibilità è un processo inevitabile” 2560 1707 SPM

Intervista a Beatrice Berutti, Head of Business Development per i settori Sport e Fashion di SPM, che ci racconta qualche dettaglio sul processo che ha portato l’azienda di famiglia a diventare Società Benefit, con il supporto di Askesis.

Beatrice, ci racconti di SPM spa e di come l’azienda ha iniziato a considerare la sostenibilità una leva importante di posizionamento?

SPM è un’azienda del Varesotto che ha compiuto quest’anno 70 anni di attività. E’ stata fondata da mio nonno e gestita successivamente da mio papà; da qualche anno siamo entrati in azienda io e mio fratello.

Abbiamo tre divisioni: la più grande è la divisione Automotive, specializzata in emblemi per le case automobilistiche; poi c’è la divisione Sport che nel 1978 ha lanciato sul mercato i primi pali da slalom snodati: produciamo attrezzatura per l’allestimento e la sicurezza delle piste, non ci rivolgiamo solo al mondo dello sci alpino ma anche agli altri sport invernali oltre a quelli estivi come Moto GP, Superbike e ciclismo; infine c’è la divisione Marcaggio, composta di tre divisioni minori: sigilli di sicurezza, accessori per il tessile, e targhette portanomi.

La nostra azienda è situata vicino al confine con la Svizzera e oggi conta circa 350 dipendenti. Fin dalla sua fondazione, e quindi dai tempi di nonno Giampiero, il legame con il territorio, e di conseguenza con le persone che lo abitano, è sempre stato un principio cardine, testimoniato anche dal supporto di svariate attività proprio a sostegno di persone e ambiente.

Quindi il passaggio a Società Benefit è stato il coronamento, o la formalizzazione, di azioni che già compivamo e che ora vogliamo strutturare in modo più approfondito.

La naturale continuazione di un percorso iniziato tempo fa che ha sempre avuto come punto fisso la sostenibilità: da più di dieci anni infatti abbiamo installato un impianto fotovoltaico che lo scorso anno è stato ampliato, consentendoci di raggiungere una produzione di circa 500 kw nelle giornate di sole; abbiamo fatto un investimento per l’utilizzo di energia rinnovabile che nel 2023 è stata il 100% del nostro fabbisogno; riutilizziamo sempre di più i materiali (di produzione e di trasporto); ritiriamo e ricicliamo i pali e altri prodotti relativi al settore Sport; riusiamo i vassoi utilizzati nel settore automobilistico per il trasporto degli emblemi.

La sostenibilità non è solo un concetto legato all’ambiente ma anche, e soprattutto, alle persone che lavorano in azienda e vivono nel territorio. Siamo stati tra i primi a introdurre per i dipendenti un premio legato al risultato dell’azienda. Abbiamo aperto un asilo aziendale, che può essere sfruttato anche da chi abita nella zona; ogni anno istituiamo borse di studio rivolte ai figli dei nostri dipendenti che vengono raddoppiate se questi si iscrivono all’università. Abbiamo collaborato alla realizzazione di un corso IFTS di formazione in automazione e robotica e alcuni degli studenti oggi lavorano in azienda. Supportiamo inoltre Il giardino delle fate, un’associazione che aiuta i bambini autistici e l’associazione Freerider, che supporta i disabili con la passione per lo sci.

SPM è un modello di impresa familiare italiana, che ha a cuore in modo profondo la sostenibilità, con uno sguardo nel lungo termine. Cosa vuol dire essere testimonial di questo modo di fare impresa?

Io ho lavorato a lungo nel mondo delle multinazionali, dove il tema della sostenibilità è una buzzword imprescindibile. Non tutte le aziende, però, ci credono fino in fondo. Noi ci crediamo davvero, anche per coerenza. Cerchiamo di fare quello che possiamo, cercando di farlo bene. Stiamo iniziando a comunicare il nostro approccio e la nostra dimensione Benefit in vari modi, uscendo sulla stampa di zona e di settore.

Ma la nostra comunicazione è fare le attività, più che parlarne, portando benefici al territorio. Abbiamo notato che ancora in pochi conoscono il fenomeno delle Società Benefit, e occorre quindi spiegarlo bene, sia ai clienti e ai fornitori che ai dipendenti. Per questi ultimi abbiamo in programma una serie di attività, sia webinar che in presenza, per approfondire i diversi temi e contenuti che riguardano il passaggio Benefit.

Come è stato il processo, in collaborazione con Askesis, che vi ha condotto a diventare una Società Benefit?

Abbiamo iniziato con un primo assessment con un team di lavoro ristretto, che ci ha dato un’indicazione sullo stato dell’arte in azienda. Successivamente, ci siamo dedicati all’analisi di Scope 1 e Scope 2 [le emissioni aziendali dirette e indirette N.d.R.] e abbiamo diffuso un questionario rivolto ai collaboratori di SPM per comprendere la loro percezione sulle tematiche relative alla sostenibilità.

Abbiamo lavorato, sempre insieme ad Askesis, sugli SDGs (Sustainable Development Goals), gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, sulla cui base abbiamo capito dove SPM poteva posizionarsi. Per spiegare all’interno dell’azienda e avvicinare i collaboratori al tema della Società Benefit abbiamo creato un gruppo di lavoro, composto da un team di dirigenti, ma anche dalle rappresentanze sindacali, da due collaboratori storici di SPM, che vivono i valori dell’azienda tutti i giorni, e una giovane capoturno, che rappresenta il futuro, insieme a me e mio fratello.

Un secondo gruppo, leggermente più ristretto e senza mio papà che è il Presidente di SPM, ha lavorato per definire valori e vision. Alla fine di questo processo, ci siamo resi conto che i valori emersi sono pienamente in continuità con quelli definiti e portati avanti da mio padre in passato. Alla Carta dei Valori abbiamo associato infine le Finalità di beneficio comune, prima del passaggio notarile e ufficiale, con il cambio di Statuto.

Possiamo dire che questo progetto ha riguardato anche, indirettamente, il tema del passaggio generazionale?

Sì, credo che abbia aiutato a mettere nero su bianco qual è la direzione di SPM nel futuro. Il motivo per cui abbiamo coinvolto quel gruppo di lavoro è che un passaggio di questo tipo non può essere “calato dall’alto”. Una Società Benefit funziona se le persone che lavorano all’interno dell’azienda ci credono veramente, altrimenti si tratta solo di parole su un foglio di carta.

L’analisi sui valori è stata fatta in modo introspettivo per questo motivo, per trovare valori comuni a tutti. Poi ci siamo dedicati naturalmente anche agli stakeholder esterni. Abbiamo steso un questionario rivolto a clienti e fornitori, alcuni dei quali lavorano con noi da molti anni e con i quali, in futuro, faremo un lavoro ancora più approfondito.

Che cosa può servire al mondo imprenditoriale italiano per dare maggiore forza alla responsabilità e alla sostenibilità d’impresa? Formazione? Preparazione culturale? Incentivi?

Secondo me serve una visione a lungo termine. Vuol dire darsi degli obiettivi, capire che ogni cosa che si fa deve essere fatta in modo sostenibile, quindi pensata sotto il profilo ambientale, sociale, di motivazione e formazione.

Dalla visione a lungo termine deriva tutto il resto. SPM ha appena compiuto 70 anni di attività e ci chiediamo dove vogliamo essere tra 70 anni, e come possiamo arrivarci.

Alcune parole che secondo te definiscono la sostenibilità oggi:

Responsabilità
Territorio
Inevitabile

 

 

Fonte: Askesis

SPM: 180 TON di Co2 emesse in meno ogni anno grazie al nuovo impianto fotovoltaico

SPM: 180 TON di Co2 emesse in meno ogni anno grazie al nuovo impianto fotovoltaico 1920 1289 SPM

È stata recentemente completata l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti dello stabilimento di SPM. La potenza complessiva erogata dall’impianto è di circa 500 KW e consente di coprire fino al 70 – 80% dei consumi nelle giornate di sole.
Il resto del fabbisogno energetico necessario all’azienda è acquistato nel mercato libero, da fornitori che producono per almeno il 50% mediante fonti rinnovabili.

L’obiettivo aziendale è di arrivare ad utilizzare il 100% di energia da fonti rinnovabili (di produzione autonoma o esterna) entro il 2028.

Già dal 2011 SPM era dotata di un impianto fotovoltaico dalla potenza di circa 100 KW. La crisi energetica dello scorso anno ha accelerato gli investimenti per la produzione autonoma e le attività di riduzione dei consumi.

“Abbiamo adottato – afferma Giovanni Berutti, presidente dell’azienda – una serie di misure interne quali la regolazione automatica di accensione e spegnimento degli impianti, la riduzione dell’uso di aria compressa, l’utilizzo di una caldaia a condensazione di potenza inferiore alle precedenti, la rottamazione degli impianti energivori – le presse idrauliche sono state sostituite con presse elettriche- e il potenziamento dell’impianto adiabatico che consente un impiego energetico dell’80% in meno rispetto a un sistema tradizionale. Tutte queste attività ci hanno permesso una riduzione dei consumi totali del 30%”.